Un meme è una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria - per esempio un libro - ad un’altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme è “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica. La parola è stata coniata da Richard Dawkins nel suo controverso libro The Selfish Gene del 1976.
Un meme può essere parte di un’idea, una lingua, una melodia, una forma, un’abilità, un valore morale o estetico; può essere in genere qualsiasi cosa può essere comunemente imparata e trasmessa ad altri come un’unità. Lo studio dei modelli evoluzionistici del trasferimento dell’informazione prende il nome di memetica.
Come l’evoluzione genetica, anche l’evoluzione memetica non può avvenire senza mutazioni. La mutazione produce varianti di cui solo le più adatte si replicano, ossia, diventano più comuni ed aumentano la loro probabilità di replicarsi ulteriormente. È probabile che sia stata la mutazione a far evolvere culturalmente un gruppo di primitive sillabe nell’attuale ampia gamma di lingue e dialetti esistenti, oltre all’ampia gamma di significati simbolici all’interno di ogni lingua. E ulteriori mutazioni del linguaggio sono la scrittura, l’alfabeto Braille, la lingua dei segni, eccetera.
Persino i cosiddetti “tormentoni” generati dai mass-media o estrapolati da film, videogiochi, discorsi pubblici sono memi capaci di diffondersi e mutare - si pensi ad esempio alla recente diffusione dell’espressione «mi consenta…» impostasi nel linguaggio prima politico e poi mass-mediatico. Un motore di ricerca può essere uno strumento utile, ancorché imperfetto, per misurare la diffusione memetica di una frase.
In fondo, il termine meme è usato per indicare un qualsiasi pezzo di informazione che viene trasmesso da una mente ad un’altra. Questa interpretazione è più simile all’idea del “linguaggio come virus” piuttosto che all’analogia di Dawkins dei memi come comportamenti replicantisi.
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Questa è la teoria, ovvero il primo paragrafo copiato direttamente da Wikipedia.
Credo che sia interessante riportare qualche stima più o meno autorevole che ci illustri il background del meme, e che in qualche modo non ci faccia pensare alla più classica e inflazionata Catena di Sant’Antonio.
Il post può sembrare finora piuttosto estraneo ai temi che solitamente tratta, ed infatti è così.
Però è [anche per me] la prima volta che vengo invitato a un’iniziativa del genere, e mi sembrava scortese non ricambiare.
Il responsabile di ciò è ViK, che è caduto nella trappola che qualcun altro gli ha teso, e ha pensato di rifarsi su altre sei persone ignare e innocenti, di cui una sono io.
Scherzi a parte, quando si viene invitati a un meme, le regole da rispettare son queste:
- Indicare il blog dal quale è stato ricevuto l’invio e linkarlo
- Inserire le regole di svolgimento
- Scrivere sei cose che ci piacciono
- Indicare i sei blogger che riceveranno l’invito
- Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti blogger
Detto questo, rispondo alla regola numero 3:
1- Tenere tra i palmi delle mani le guance della mia ragazza
2- Fare l’alba con un amico e sperimentare quello stato d’animo speciale che si ha solo alle 4 di mattina
3- Modificare ogni pochi giorni l’interfaccia desktop dei miei Sistemi Operativi
4- Cercare di arrivare con the GIMP agli stessi livelli ai quali sono arrivato con Photoshop
5- Cantare a squarciagola quando sono felice, sulle note di gruppi Progressive Metal
6- Leggere i post della mia ragazza
E ora la regola numero 4. Non sono particolarmente incline a pratiche di questo tipo… quindi preferisco non puntare il dito contro qualcuno e lasciare che il ramo del meme che mi ha visto protagonista si fermi qui.
Al prossimo invito non credo di rispondere… ma per stavolta era un must.
Author: deviantdark