Mag 21
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Fedora: installare i pacchetti .rpm

Un bravo newbie di Fedora come me inizia dalle prime basi, e non può mancare l’installazione dei pacchetti RPM [RedHat Package Manager].
Nella maggior parte dei casi i pacchetti si trovano scorrendo per categorie il Gesotre dei Pacchetti, ma nel caso in cui volessimo installare un’applicazione da pacchetto .rpm, i comandi da dare sono quantomai semplici:

su
[password di root]
cd alla diretory con il file .rpm
rpm -i pacchetto.rpm

Dove pacchetto.rpm va sostituito con il nome del pacchetto che stiamo installando.
È tutto quantomai semplice…


Author: deviantdark
Mag 12
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Fedora 9: login automatico

Cercando tra le impostazioni di sistema ho perso più di una mezz’ora per trovare qualcosa che non c’è.
In effetti, in Fedora 9, non c’è alcuna impostazione, modificabile da GUI, che permetta di impostare il login automatico senza dover necessariamente impostare username e password all’accesso di Fedora. Per ovviare a questo problema [che problema non è, perché rende il sistema più sicuro se è accessibile da più utenti.. ma nel mio caso così non è, quindi ritengo superfluo dover inserire ogni volta username e password], è sufficiente modificare un file di testo.

Diamo quindi da terminale i comandi:

su
[password di root]
gedit /etc/gdm/custom.conf

Inseriamo poi in fondo al documento le seguenti stringhe:

[daemon]
TimedLoginEnable=true
TimedLogin=deviantdark
TimedLoginDelay=0

Sostituiamo ovviamente deviantdark con il vostro username. Il valore di TimedLoginDelay esprime in secondi il tempo che Fedora attende prima di effettuare il login automatico. Se impostato a zero, il login è immediato, altrimenti apparirà a monitor un countdown in base ai secondi impostati.


Author: deviantdark
Mag 06
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Epiphany: integrazione con Liferea

Da qualche giorno ho deciso di adottare Epiphany come browser web predefinito in luogo di Firefox.
Questo perché la beta5 di Firefox3 è decisamente poco reattiva, e tende ad andare in freeze piuttosto spesso. Almeno con Hardy, poiché quando avevo Gutsy, e avevo compilato a mano l’installazione di Firefox3, tutto sembrava scorrere liscio. Purtroppo però sono un desktop-user piuttosto abitudinario, e alcune delle feature di Firefox3 mi mancano su Epiphany.
Però per fortuna la più grande lacuna è stata colmata: l’integrazione di un feed-reader nel browser.
Firefox [già con la versione 2] utilizza un feed-reader nativo, e quindi basta aggiungere le sorgenti RSS per avere i segnalibri sempre aggiornati.
Epiphany invece deve appoggiarsi a un feed-reader esterno, e il primo che ho provato è stato Liferea.

L’installazione è quantomai semplice:

sudo apt-get install liferea

Navigando tra le impostazioni del feed-reader, è possibile configurarlo a proprio piacimento, impostando il browser default per l’apertura dei link.
In questo modo, aggiungendo da Epiphany una sorgente RSS [clic sull’icona in basso a sinistra della pagina contenente un feed RSS], questo viene automaticamente caricato su Liferea.

Tutte e due le applicazioni devono essere in esecuzione, per poter permettere a Epiphany di aggiungere una fonte RSS a Liferea, quindi ho pensato bene di aggiungere Liferea alle applicazioni aperte automaticamente all’avvio.
Ho però impostato il comando in modo che l’applicazione sì parta all’avvio di Ubuntu, ma che sia minimizzata sul pannello.
Ho quindi abilitato l’icona nella taskbar tra le preferenze di Liferea, poi ho aggiunto in Sistema > Preferenze > Sessioni questa voce:

Nome:
Liferea

Comando:
liferea --mainwindow-state=hidden

In questo modo all’avvio di Ubuntu posso ricevere informazioni sulle fonti RSS aggiornate e navigare in tutta tranquillità con Epiphany, aggiungendo feed senza avviare manualmente un’applicazione esterna per la gestione dei feed RSS.


Author: deviantdark
Mag 05
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Automount delle partizioni su openSUSE

Su openSUSE non è configurato di default l’automount delle eventuali altre partizioni presenti sul PC.
Per farlo esiste un metodo piuttosto semplice ma che richiede una certa esperienza: la modifica [con privilegi di root] del file /etc/fstab.
Ho però scoperto un’applicazione davvero intuitiva, che tramite GUI ci permette di impostare l’automount delle nostre partizioni, e che praticamente va a riscrivere il file di configurazione di fstab.
L’applicazione si chiama disk-manager, ed è scaricabile da qui in formato tarball.Sul sito ufficiale sono presenti anche i pacchetti .deb installabili su Ubuntu Edgy e Feisty, ma scriverò qui la procedura di installazione tramite source su openSUSE.

Innanzitutto scarichiamo il tarball nella nostra home ed estraiamo il contenuto [clic destro > estrai qui].
Poi apriamo un terminale e digitiamo:

su
[password di root]
cd disk*
./configure
make
make install

L’applicazione si installerà e creerà automaticamente un launcher. Nel mio caso è stato creato sotto Applicazioni > Sistema >File System.
Stranamente però il launcher non mi permetteva di avviarla, in quanto non era specificato nel comando che l’utente doveva autenticarsi come root.
Dobbiamo quindi modificare il launcher.
Clic destro sul menu > Modifica menu. Scorriamo fino a trovare il launcher di disk-manager, poi modifichiamo il comando, inserendo all’inizio il comando:

gnomesu

In questo modo ogni volta che avvieremo l’applicazione ci verrà chiesta la password di root.

Il programma si integra perfettamente con ntfs-3g, ed ha il pieno supporto per i file system ntfs e ext3.


Author: deviantdark
Mag 03
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Epiphany: links in una nuova tab

Già ho avuto questo problema con Firefox qualche tempo fa.
Ora che uso Hardy e che lo spendido Firefox3 è ancora troppo beta per i miei gusti, con Epiphany ho lo stesso fastidioso problema.
Quale problema?
L’apertura dei link con target _blank. Su Firefox basta impostare che l’apertura di tutti i collegamenti avvenga in una nuova scheda, ma su Epiphany questa opzione non è presente. E così, tutti i link con come target una nuova pagina non vengono aperti in una nuova scheda, rischiando di farci tornare al vecchio IE6 con 15 istanze aperte.
Come rimediare e fare in modo che i link di Epiphany vegnano aperti in una nuova scheda?
Non sono riuscito a trovare alcuna impostazione modificabile, né alcun plugin… ma si può risolvere tutto con un po’ di abitudine.
Per aprire un link direttamente in una nuova scheda infatti è sufficiente cliccare con il tasto centrale del mouse sul link, o [in alternativa, per chi usa un laptop con il touchpad senza middle-click] cliccare con il tasto sinistro + il tasto CTRL.
Provare per credere!


Author: deviantdark
Mag 02
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VirtualBox su Ubuntu Hardy

Deluso dalle mancate feature di VMware ho mosso i primi passi verso VirtualBox.
Sono rimasto sempre piuttosto pigramente disattento sugli sviluppi di questo progetto, più che altro perché la prima Virtual Machine che ho provato è stata VMware e non mi andava di cimentarmi con un altro software, se quello utilizzato mi soddisfaceva.
Ma visto che le periferiche USB stavolta pareva che con Hardy non riuscisse a trovarle, giocoforza ho dovuto tentare con un altro software.

Il problema era la condivisione dei file e delle cartelle: ho trovato alcune istruzioni su come condividere con VMware le cartelle tra il Sistema Host e quelli Guest, ma erano davvero troppo complicate per me. Avrei risolto utilizzando un disco esterno come bacino di raccolta dei file condivisi, ma su VMware non c’era modo di far riconoscere alla VM il mio box USB.

ConVirtualBox è stata tutta un’altra musica… ma andiamo con ordine.
Ecco le procedure di installazione.

  • Installazione da pacchetto .deb:

Su suggerimento di Paso, inserisco anche un metodo più semplice per installare VirtualBox.
È sufficiente andare sul sito ufficiale Sun e scegliere la propria piattaforma dal menu a tendina.
Oltre alle versioni per Ubuntu pacchettizzate in .deb, ci sono i file di installazione per pressoché tutti gli altri OS. Basta scegliere la propria configurazione e il gioco è fatto.
I .deb per Ubuntu Hardy, ad esempio, sono questi:

- Architetture AMD64
- Architetture x86

  • Installazione con aggiunta di repository:

Attualmente non sono ancora disponibili quelli per Hardy, ma con quelli per Gutsy sembra comunque funzionare tutto a meraviglia. Quindi diamo da terminale:

sudo gedit /etc/apt/sources.list

E aggiungiamo alla fine del documento:

## innotek VirtuaBox
deb http://www.virtualbox.org/debian gutsy non-free

Salviamo il file e autentichiamo poi i pacchetti con l’apposita chiave GPG:

wget http://www.virtualbox.org/debian/innotek.asc -O- | sudo apt-key add -

Fatto questo aggiorniamo e installiamo:

sudo apt-get update
sudo apt-get install virtualbox

Dopodiché dovremmo1 avere il launcher sotto Applicazioni > Strumenti di Sistema.

Per condividere le cartelle tra Sistemi Host e Guest, non ho mai visto nulla di più semplice.
Una volta installato il Sistema Guest e installati i pacchetti Guest Additions, è possibile scegliere dalla schermata principale di VirtualBox quali percorsi rendere condivisibili tra i Sistemi.
Io ho creato all’interno della mia home una cartella [Sharing] e ho fatto puntare a quel percorso la condivisione di VirtualBox.
La cartella Sharing è così quindi accessibile anche dal Sistema Guest tramite le Risorse di Rete.
Facile no?

Enjoy!

  1. Con Hardy c’è qualche problema con il Menu avvio: infatti il launcher di VirtualBox non era presente in Strumenti di Sistema, ma cliccando col destro sul menu e scegliendo Modifica menu, sotto Strumenti di Sistema era presente e spuntato. Una volta chiusa la finestra per modificare il menu, ecco che il launcher è apparso automagicamente. Mah… [↩ back to top]

Author: deviantdark
Mag 02
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VMware: impostare risoluzione in 16:10 e piccole note dolenti

Ho provato VMware per qualche ora sulla mia Hardy, e devo dire che non ne sono rimasto troppo contento.
In prima istanza perché, a differenza di quanto accaduto su Gutsy, non son riuscito a far riconoscere al Sistema Guest il mio disco rimovibile collegato via USB, nemmeno con i VMware Tools installati.
In seconda istanza perché l’installazione non è stata “comoda” come con Gutsy, ma è stata necessaria la compilazione a mano.Mentre tentavo un po’ di far funzionare il riconoscimento USB però, ho scoperto un trick interessante, che voglio appuntarmi.
Dopo l’installazione del Sistema Guest e dei VMware Tools, ho potuto aumentare la risoluzione video del Desktop Guest, ma solo per risoluzioni in 4:3.
La risoluzione 1440×900 pixels non era riconosciuta, ed ho quindi dovuto aggiungerla a mano. È bastato editare con gedit il file .vmx relativo al Sistema Guest ed aggiungere queste righe:

svga.maxHeight = 900
svga.maxWidth = 1440

Poi, come per magia, sarà possibile selezionare la risoluzione 1440×900 nel Sistema Guest.


Author: deviantdark
Apr 30
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Hardy Heron feat. VMware Server Console

In attesa che l’azienda che sviluppa VMware si decida a far inserire i propri repository tra quelli commerciali della Canonical, ho trovato un metodo homemade per poter installare ed eseguire la Console su Ubuntu Hardy.
Vediamo come fare.
Innanzitutto scarichiamo nella nostra home i file:
- VMware Server 1.0.5
- vmware-any-any-update-116.tgz

Una volta terminati i download, apriamo il terminale e estraiamo i tarball:

tar zxf VMware-server-*
tar zxf vmware-any-any-update-*

Installiamo poi le dipendenze necessarie:

sudo apt-get install linux-headers-`uname -r` build-essential
sudo apt-get install xinetd gcc-3.4

Per i sistemi a 64bit è necessario quest’altro pacchetto:

sudo apt-get install ia32-libs

Entriamo quindi nella directory con i file di installazione di VMware e iniziamo l’installazione:

cd vmware-server-distrib
sudo ./vmware-install.pl

Clicchiamo sempre Invio a tutte le domande che ci verranno poste [accettando quindi quella di default], fino al punto in cui ci verrà chiesto di eseguire vmware-config.pl.
A quel punto scriviamo “no” e l’installazione terminerà.
Adesso applichiamo la patch:

cd ..
cd vmware-any-any-update
sudo ./runme.pl

Questa volta clicchiamo su Invio quando ci verrà chiesto di eseguire vmware-config.pl, e poi rispondiamo alle domande che ci verranno proposte.
Ad un certo punto ci verrà chiesto di inserire un numero di serie di 20 cifre/lettere.
Possiamo ottenerne gratuitamente uno cliccando su questo link.
Al termine dell’installazione dovremmo avere il launcher di VMware Server Console sotto Applicazioni > Altro o Applicazioni > Strumenti di Sistema.

Al primo avvio potremmo riscontrare un problema, facilmente bypassabile coi comandi:

sudo cp /usr/lib/libpng12.so.0 /usr/lib/vmware/lib/libpng12.so.0/
sudo cp /usr/lib/libpng12.so.0 /usr/lib/vmware/lib/libpng12.so.0/

Per i sistemi 64bit invece:

sudo ln -s /usr/lib32 /usr/l32
sudo sed -i -e ’s/usr\/lib/usr\/l32/g’ /usr/lib32/gtk-2.0/2.10.0/loader-files.d/libgtk2.0-0.loaders
sudo sed -i -e ’s/usr\/lib/usr\/l32/g’ /usr/lib32/libgdk_pixbuf-2.0.so.0.1200.9

Buona virtualizzazione a tutti.


Author: deviantdark
Apr 28
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Hardy Heron feat. Transmission 1.11

In Hardy Heron il torrent client di default non è più lo scarno Bittorrent, ma quest’ultimo è stato soppiantato dal più lightweight e funzionale Transmission.
La versione installata nativamente [e presente nei repo] è la 1.06.
Purtroppo questa versione non supporta una feature che a mio giudizio è essenziale: il torrent file selection.
Questa opzione infatti permette di scegliere, all’interno di un torrent, quali file avviare in download e quali invece ignorare.
Se, ad esempio, avessimo un torrent con 30 file all’interno, dei quali solo 2 ci interessano, noi potremmo selezionale per il download solo quei due, tralasciando gli altri 28.
Nella versione installata di default, questa feature non è implementata, ma è presente nella versione 1.11.
Questa versione non è nei repo ufficiali, ma è disponibile sul popolare sito GetDeb.

Per avere quindi sulla nostra Hardy la versione 1.11 di Transmission [con la feature torrent file selection], dobbiamo prima rimuovere la versione installata.
Diamo quindi da terminale il comando:

sudo apt-get --purge remove transmission*

Rispondiamo di sì alla domanda di conferma sulla rimozione, poi scarichiamo questi due pacchetti .deb:

- transmission-common
- transmission-gtk

Installiamo i due pacchetti con clic destro > Installa con Gdebi.
I pacchetti vanno installati nell’ordine in cui sono linkati.
A questa pagina sono presenti i .deb per installare Transmission su versioni di Hardy precedenti e architetture a 64bit.


Author: deviantdark
Apr 26
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Experiencing the Social Meme

Un meme è una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria - per esempio un libro - ad un’altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme è “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica. La parola è stata coniata da Richard Dawkins nel suo controverso libro The Selfish Gene del 1976.

Un meme può essere parte di un’idea, una lingua, una melodia, una forma, un’abilità, un valore morale o estetico; può essere in genere qualsiasi cosa può essere comunemente imparata e trasmessa ad altri come un’unità. Lo studio dei modelli evoluzionistici del trasferimento dell’informazione prende il nome di memetica.

Come l’evoluzione genetica, anche l’evoluzione memetica non può avvenire senza mutazioni. La mutazione produce varianti di cui solo le più adatte si replicano, ossia, diventano più comuni ed aumentano la loro probabilità di replicarsi ulteriormente. È probabile che sia stata la mutazione a far evolvere culturalmente un gruppo di primitive sillabe nell’attuale ampia gamma di lingue e dialetti esistenti, oltre all’ampia gamma di significati simbolici all’interno di ogni lingua. E ulteriori mutazioni del linguaggio sono la scrittura, l’alfabeto Braille, la lingua dei segni, eccetera.

Persino i cosiddetti “tormentoni” generati dai mass-media o estrapolati da film, videogiochi, discorsi pubblici sono memi capaci di diffondersi e mutare - si pensi ad esempio alla recente diffusione dell’espressione «mi consenta…» impostasi nel linguaggio prima politico e poi mass-mediatico. Un motore di ricerca può essere uno strumento utile, ancorché imperfetto, per misurare la diffusione memetica di una frase.

In fondo, il termine meme è usato per indicare un qualsiasi pezzo di informazione che viene trasmesso da una mente ad un’altra. Questa interpretazione è più simile all’idea del “linguaggio come virus” piuttosto che all’analogia di Dawkins dei memi come comportamenti replicantisi.

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Questa è la teoria, ovvero il primo paragrafo copiato direttamente da Wikipedia.
Credo che sia interessante riportare qualche stima più o meno autorevole che ci illustri il background del meme, e che in qualche modo non ci faccia pensare alla più classica e inflazionata Catena di Sant’Antonio.

Il post può sembrare finora piuttosto estraneo ai temi che solitamente tratta, ed infatti è così.
Però è [anche per me] la prima volta che vengo invitato a un’iniziativa del genere, e mi sembrava scortese non ricambiare.
Il responsabile di ciò è ViK, che è caduto nella trappola che qualcun altro gli ha teso, e ha pensato di rifarsi su altre sei persone ignare e innocenti, di cui una sono io.

Scherzi a parte, quando si viene invitati a un meme, le regole da rispettare son queste:

- Indicare il blog dal quale è stato ricevuto l’invio e linkarlo
- Inserire le regole di svolgimento
- Scrivere sei cose che ci piacciono
- Indicare i sei blogger che riceveranno l’invito
- Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti blogger

Detto questo, rispondo alla regola numero 3:

1- Tenere tra i palmi delle mani le guance della mia ragazza
2- Fare l’alba con un amico e sperimentare quello stato d’animo speciale che si ha solo alle 4 di mattina
3- Modificare ogni pochi giorni l’interfaccia desktop dei miei Sistemi Operativi
4- Cercare di arrivare con the GIMP agli stessi livelli ai quali sono arrivato con Photoshop
5- Cantare a squarciagola quando sono felice, sulle note di gruppi Progressive Metal
6- Leggere i post della mia ragazza

E ora la regola numero 4. Non sono particolarmente incline a pratiche di questo tipo… quindi preferisco non puntare il dito contro qualcuno e lasciare che il ramo del meme che mi ha visto protagonista si fermi qui.

Al prossimo invito non credo di rispondere… ma per stavolta era un must.


Author: deviantdark